martedì, aprile 22, 2008

E se la lega fosse un bluff?

Alla centocinquantaseiesima inchiesta letta sul Nord che vota Lega, forse per stanchezza, forse per noia, forse perchè ci si rompe le palle peggio che al salone - e fuori salone - del mobile (i non milanesi possono chiamare per avere dettagli), sorge il dubbio: e se l'affermazione della Lega Nord fosse un bluff. Un'ipotesi di scuola ovviamente. Ma analizziamo i dati da un altro punto di vista. Le elezioni del 2006 hanno mostrato che l'Italia è un Paese di centrodestra: nemmeno un governo più inutile che dannoso come quello Berlusconi 2001-2006 ha consentito al centrosinistra super-allargato di vincere nettamente le elezioni. Allora si disse: "Il paese è spaccato in due". Queste elezioni, invece, ci hanno detto una cosa più chiara, cioè che le forze di centrosinistra hanno uno zuccolo duro del 35% mentre il centrodestra ha una quota di elettori fedeli che si avvicina al 50%. Il resto è voto fluido. Non ho paura ad usare il termine voto di protesta. In altre parole un voto non ideologico. Quella fetta di elettori ,che rappresenta il 15-20% dell'elettorato, è spaventato dal futuro e anche un po' molto incazzato. Nel 2006 ha dato fiducia anche a Rifondazione, Verdi & C. Oggi non ha avuto problemi a cercare altre strade come la Lega (che d'altra parte rosicchia voti anche al Pdl).
Nell'ipotesi di scuola la conclusione è poco consolatoria per chi cerca una democrazia matura e bipolare: 1) non si vince al centro, ma aggregando gli incazzati; 2) più si cerca di aggregare forze in superpartiti omogenei più si alimenta la forza centrifuga di nani (percentualmente ovviamente) arrabbiati che possono esplodere in un'elezione per soccombere in quella successiva. E' già successo altre volte alla Lega che dai fasti è scesa sotto il 4% per poi risalire. E' successo - tanto per fare un altro esempio - ai radicali con le elezioni europee dove la Lista Bonino prese, se non ricordo male, qualcosa come l'8%.
Ovviamente è un'ipotesi di scuola. Poi c'è la questione del nord, la sicurezza, la sindrome da accerchiamento degli immigrati e tutte le cose che avete già letto.

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mercoledì, febbraio 20, 2008

Destra e sinistra


Il Partito Democratico è un partito nuovo. Anche il Popolo delle Libertà è un partito nuovo. Nuovi perchè - mi pare da questi primi accenni di campagna elettorale - puntano a superare il concetto di destra e sinistra. Torna in mente il libro di Bobbio del 1994, Destra e Sinistra. Grandi linee sottolineava che i concetti di destra e sinistra sono reciprocamente esclusivi e congiuntamente esaustivi. E che la sinistra punta a trasformare la società mentre la destra a conservare l'esistente.

Oggi, però riconoscere i concetti di destra e sinistra negli attuali partiti italiani sembra difficile. Se Berlusconi non ha mai accettato di farsi ingabbiare nello schema della destra conservatrice oggi abbiamo anche un Veltroni che non ritiene più sufficiente richiamarsi alla sinistra, nelle varie declinzioni di "centrosinistra", "sinistra riformista", "socialismo" o "socialdemocrazia". Quell'ancora nella cultura della sinistra moderata che ancora era la guida e il credo di Prodi è affondata. Certo l'Unione appariva più come il partito dei consumatori (vedi le libealizzazioni di Bersani) che come una coalizione di centrosinistra ma non aveva rinunciato - paura? - a richiamarsi ai valori della sinistra. Nel partito democratico il tabù è caduto. Non si capisce - nè nel pd nè nel pdl - in nome di che cosa si sia rinunciato a categorie che hanno guidato due secoli di vita politica? Quale sia il sostituto ai concetti di destra e sinistra. E soprattutto se ne possiamo fare a meno.

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mercoledì, ottobre 31, 2007

Nuova classe dirigente

Mi hanno convinto: il pd è un soggetto politico nuovo, capace di trovare un nuovo vocabolario che superi l'armamentario ideologico del Novecento. Il pd è soprattutto fatte di persone nuove. Un esempio? Maurizio Martina, neo segretario del pd in Lombardia dopo aver già ricoperto la carica di segretario regionale dei ds. Ieri Martina, il ventinovenne Martina, durante Ballarò ha dovuto rispondere alla domanda: "Con chi và il pd, con la sinistra o con i moderati". La sua risposta è stata chiara è inequivocabile; suonava pressochè così: "Non è una questione di nomi, occorre trovare una convergenza sui programmi. La questione è quella del programma che va costruito e discusso con tutti. Il programma viene prima di tutto. Poi si vedrà l'alleanza".

Ridatemi la dc, quella vecchia.

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lunedì, ottobre 29, 2007

Veltroni: il cavaliere bianco ha preso le redini

"Veltroni e il Pd: solo alleanze omogenee". Il titolo è quello del corriere della sera di domenica. Il migliore, secondo solo al manifesto: foto di Veltroni sullo sfondo e un impareggiabile "Io c'è".

In quel "solo alleanze omogenee" c'è il modo con cui Veltroni intende il Pd. Perchè al di là della boutade - "Potremmo anche presentarci da soli, i sondaggi ci danno al 38,5% - nel "solo alleanze omogenee" c'è a mio avviso l'idea di un partito che guarda ad alleanze di centro.

Prodi ha provato sabato a mettere il cappello a con un'idea - quella del partito democratico - che non è più la sua. Ha rimarcato di essere il presidente del pd, ma qui non si crea un blocco di centrosinistra che sia il perno fra istanze di centro e di sinistra, ma un blocco di centrosinistra che guarda al centro perchè lo ritiene più affine alla sua visione della politica e dell'economia.

C'è già pronto anche il sistema elettorale che accompagni il rimescolamento delle carte, quel sistema tedesco che se passasse sarebbe il preludio al grande centro. Un peccato. Non tanto perchè marginalizza la sinistra, ma perchè toglie uno dei pochi aspetti positivi dell'Italia degli ultimi 15 anni: l'alternanza.

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lunedì, agosto 06, 2007

A chi convengono tre anni di precariato?

Più la guardo, più leggo i giornali e più mi viene da pensare a quel manifesto del pdci: "Se tre anni vi sembran pochi".

Provo a fare un passo indietro per riflettere sul perchè era stata introdotta la flessibilità nel mercato del lavoro. I punti erano sostanzialmente due: gestire fasi di superlavoro alternate a periodi di magra nelle aziende; consentire che le imprese avessero un congruo periodo di tempo per conoscere il lavoratore prima di accollarselo tutta la vita. Tre anni. Ci sono fasi di superlavoro aziendale che durano tre anni? Ci vuole tre anni per conoscere come lavora una persona? Onestamente non credo.

L'obiezione classica a questo ragionamento è che bisogna lasciare libere le aziende di assumere e licenziare liberamente perchè in questo modo possono prendere manodopera a cuor leggero sapendo di potersene liberare con altrettanta facilità. Teoria. E se arriva una crisi economica? La teoria economica liberista direbbe che l'aggiustamento di domanda e offerta di lavoro è più facile da far rientrare in un mercato aperto e dinamico. Ora guardiamo a quello che sta succedendo negli Stati Uniti con la crisi dei mutui ad alto rischio: un semplice ritocco dei tassi dell'interesse (non la perdita del lavoro) ha messo in ginocchio tutto un settore, fatto cadere pesantemente le Borse, ridotto sul lastrico un certo numero di società e impiegati che hanno perso il lavoro.

Tutti dicono che in Italia i mutui subprime non ci sono, per carità. Ma i mutui concessi a lavoratori precari, quelli sì, anche se non sono la stessa cosa. Cosa succederebbe se fra 5 anni, in piena recessione economica un certo numero di contratti a tempo determinato non venisse confermato? Panico. A quel punto forse varrebbe la pena scorrere la parte della riformetta Prodi che riguarda gli ammortizzatori sociali. Troviamo scritto: il 60% dello stipendio per un anno. Quindi, PANICO.

Perchè non sembri una questione ideologica, vi dico che sono disposto ad ammettere non tre, ma 30 anni di precariato. Ma se ci sono gli ammortizzatori sociali adeguati. Con le tutele di oggi, un anno mi sembra più che sufficiente. E visto i rischi sul sisetma economico che può innescare una massa di precari viene da chiedersi a chi convengano tre anni di precariato.

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martedì, luglio 17, 2007

Boia chi sbaglia

Ubriaco in auto? Manette. Drogato? Manette. Non paghi le tasse? Manette. Qualunque cosa fai, ovunque tu andrai, sempre manette ai polsi troverai. Per carità, manette teoriche.

Però. Però trovo infantile che ad ogni episodio di cronaca, anche drammatica come quella degli incidenti stradali, ci sia sempre il ministro di turno che presenti disegni di legge o invochi pene più severe, multe più alte, o direttamente il boia a chi sbaglia. Non è serio metter multe da 10mila euro che non saranno mai riscosse. Non è serio mettere il limite alcolico a una birra perchè i giornali possano scrivere che il tale mentre faceva un incidente mortale superava di 4 volte il tasso alcoolico. Non è serio proporre di chiudere i locali all'una per evitare le stragi del sabato sera perchè a quel punto tanto vale mettere il coprifuoco o il divieto di circolazione fino alle 6 del mattino.

Chi scrive è un bevitore talmente moderato da non temere nessun alcool test. Però. Però mi sembra che non abbiamo bisogno di pene più severe, ma della certezza della pena. Un ubriaco o un drogato non puù fare centinaia di chilometri il sabato senza incontrare una pattuglia. Meglio prevenire l'incidente che il boia a chi sbaglia.

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lunedì, giugno 25, 2007

Veltroni vs Bersani

"Non si può sempre lisciare il pelo a tutti. E ora che facciamo con il Pd? Visto che non può mettere i bastoni tra le ruote al governo ci mettiamo a parlare per i prossimi mesi solo di Don Milani e Martin Luther King?"

"Il Pil misura tutto, meno ciò che dà valore alla vita".

La prima è una frase attribuita a Bersani, la seconda una citazione di Bib Kennedy che piace molto a Walter Veltroni. Quali dei due spiriti può vincere le primarie? E quale givernare meglio? Quale spirito può fare breccia al Nord? E quale al centro-sud? Risposte ovvie. Per cui credo che Veltroni vincerà le primarie e perderà le elezioni.

Anche se Veltroni ha un che di don chisciottesco che lo farà comunque vada sembrare un simpatico perdente. Uno alla Al Gore che spenderà la sua esistenza in giro per il mondo a parlare di ambiente, di Africa.... E di tutte quelle cose che in un mondo di concretezza si scontreranno sempre con un Bersani, un imprenditore, un camionista che si alza alle sei del mattino e dice: "Ci mettiamo a parlare per i prossimi mesi solo di Don Milani e Martin Luther King?"

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domenica, giugno 10, 2007

Amarcord


Genova 2001-Roma 2007. Ma quanto tempo è passato da Genova 2001? Da quando il movimento anti-globalizzazione, per altra mondializzazione o comunque lo si voglia chiamare portava in piazza decine-centinaia di migliaia di persone? Come un cappotto o un paio di scarpe non più di moda è stato letteralmente spazzato via. Guardavo le immagini in tv delle proteste contro Bush in visita in Italia questo fine settimana: poche migliaia di persone, tutti e soltanto ragazzi dei centri sociali e della sinistra antagonista. Il nulla politico, insomma. E poi pensavo alla radio tedesca del magno che gli aveva chiesto di trovare qualcuno che avesse scritto da poco un libro sui movimenti. Risposta del magno che su queste cose è ferrato: "Nessuno".


A Roma più che un No_war_No_bush_day è stato il giorno dell'amarcord. Si sono trovati sei anni dopo in una piazza per dire che la guerra è brutta e che fa male. Si sono contati ed erano quattro gatti. Qualcuno lavora in banca, qualcuno fa l'informatico o magari ha messo su famiglia. Gli altri hanno celebrato i vecchi tempi: qualche razzo, un paio di vetrine in frantumi. La signora Giuliani ha ringraziato le forze dell'ordine. E via. Amrcord.
(Il post è frutto anche di una discussione col dome sulla strada Fossano-Milano)

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domenica, giugno 03, 2007

In difesa di Visco


In difesa di Visco. E chi l'avrebbe mai detto che un giorno mi sarebbe toccato scrivere in difesa di Visco, del viceministro delle tasse. Eppure bisogna. Bisogna ricordare il perchè Vincenzino Visco provò nell'estate dello scorso anno a rimuovere i vertici della guardia di finanza di Milano. Fu la guardia di finanza - "galantuomini", come va ripetendo oggi il centrodestra - a passare ai giornali le intercettazioni con Fassino che diceva a Consorte: "Abbiamo una banca". Quelle dichiarazioni - riprovevoli sotto il profilo morale - non avevano alcuna valenza penale, come si disse allora e come risilta ad oggi tanto è vero che Fassino non è indagato. Non erano agli atti di nessun procedimento, erano soltanto una delle tante conversazioni di Consorte. A Visco deve essere sembrato che una guardia di finanza - fatta di "galantuomini - che cerca di screditare il principale segretario di partito della maggioranza magari qualche problema ce l'ha. Magari deve aver pensato che tutta questa passione del centrodestra per mettere ai vertici delle fiamme gialle il generale Speciale - che arriva dall'esercito non dalle fiamme gialle - qualche dubbio può anche lasciarlo. Magari deve essersi anche infastidito che i vertci della guardia di finanza lancino i suoi cahiers de doléance dalle colonne del giornale del leader dell'opposizione invece che nelle sedi istituzionali. Quello che ne è seguito, con il generale Speciale che non accetta il trasferimento, minaccia il ricorso al Tar e si bea dell'essere diventato il paladino dell'opposizione farebbero propendere per il fatto che, una volta tanto, Visco non aveva sbagliato di molto con i suoi "magari". E l'emergenza democratica mi sembri si ribalti. Magari.
(vignetta de "Il Giornale", ça va sans dire)

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lunedì, aprile 23, 2007

Partito Democratico, o della fine delle ideologie

Sciogliendo i Ds e la Margherita per dare vita al Partito Democratico non sbagliavano i loro leader a dire: "Nasce il primo partito del XXI secolo". Non sbagliavano perchè in un colpo solo hanno cancellato oltre cento anni di storia - quella del cattolicesimo e quella del socialismo - per dare vita a una "cosa" (termine in voga qualche anno fa) nuova. Il partito democratico non nasce da una fusione a freddo come ho letto tante volte in questi giorni. Nasce dal nulla. Non ha un richiamo storico-culturale a un passato proprio perchè ambisce a esserne il superamento. Non ha una nuova ideologia a cui ispirarsi perchè nessuno - che io sappia - ha mai pensato a una nuova corrente di pensiero cattolico-sociale-laica-ma-rispettosa-della-fede-che-guarda-ai-lavoratori-senza-dimenticare-le-imprese-alleata-degli-americani-ma-autonoma-da-bush-e-così-via. Non ha un'idea omnicomprensiva della società da portare avanti. Il partito democratico è il partito pragmatico per eccellenza. E' l'amministrazione più che il governo. Potrà fare tutto e il suo contrario. Per questo il Partito Democratico è al tempo stesso una speranza e una minaccia.

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martedì, aprile 17, 2007

Telecom e il primato della politica

Quante volte ci siamo detti - e spesso l'ho pensato anche io - che ormai l'economia e la finanza contano più della politica. Poi Telecom. Con gli americani di At&t che battono in ritirata proprio come voleva il governo, anche senza sbandierarlo ai quattro venti. Sia chiaro che penso avesse ragione Prodi, ma ancora mi stupisco che a volte la politica possa avere la meglio nella lotta di potere. E fa sorridere quando magari su altri temi - vedi la privatizzazione dell'acqua - sembra che non si possa fare nulla perchè "è il mercato bellezza". In realtà basta volerlo.

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lunedì, aprile 02, 2007

"Rovati torna, questa Telecom aspetta a te"

Crocifisso. Questa estate il consigliere di Prodi Angelo Rovati è stato costretto a dimettersi per aver elaborato un piano per Telecom Italia che prevedeva lo scoporo della rete telefonica da Telecom Italia e il ritorno della rete in mani pubbliche. "Eresia". "Interventismo". "Giochi di potere". E adesso che la Telecom potrebbe finire a due aziende straniere cosa succede? Venivo su in macchina da Fossano questa mattina e mi sono dovuto sentire in radio un bel po' di commentatori tutti a predicare il libero mercato, i vantaggi per i consumatori, per i risparmiatori, e così via. Teoricamente giusto. Se non fosse che la Telecom non è una catena di supermercati. Di rete telefonica ce n'è una sola. Come c'è una sola rete elettrica. O ferroviaria. E allora non è indifferente chi è il proprrietario. Se il servizio può essere gestito da più operatori, la rete dovrebbe essere fuori dai giochi e affidata a chi può gestirla in modo indipendente per poi dare il servizio in concessione a più operatori che si confrontano a parità di condizioni. Rovati e il suo modello Terna applicato a Telecom erano - con il senno di poi - la soluzione giusta. La soluzione giusta dal punto di vista economico, senz'altro. Ma anche dal punto di vista politico visto che le ultime vicende giudiziarie hanno ben mostrato come chi controlla la rete può controllare gli utenti. E allora solo una gestione politica della rete può, forse, dare qualche garanzia di trasparenza in più.

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venerdì, marzo 30, 2007

Dico. La Cei c'è. E' Prodi che si è nascosto


E' scandaloso che la Cei parli dei dico? Con la campagna avviata da qualche settimana a questa parte, i vescovi italiani hanno deciso di mobilitarsi - e mobilitare le associazioni cattoliche con il family day del 12 maggio - a difesa di quella che loro chiamano la famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio di un uomo e una donna.
La nota della Cei di qualche giorno fa ribadisce cose in qualche modo ovvie e note del pensiero che si respira in Vaticano. "Solo la famiglia aperta alla vita - scrivono i vescovi - può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni". Ben venga il contributo della Chiesa che afferma il suo pensiero e cerca di farlo penetrare nella società. Poi dall'altra parte dovrebbe esserci un sistema politico che agisce con la sua autonomia. Quando a Prodi chiedono se le manifestazioni sulla base di Vicenza o sulle tasse o contro le liberalizzazioni o contro la Tav faranno cambiare idea al governo, il premier solitamente risponde così: "Teniamo conto dell'opinione espressa da chi manifesta pacificamente, ma il governo va per la sua strada". Nei fatti la gestione dell'impolarità è più ardua: sui taxi si è dovuto mediare, sulle tasse c'è una continua rincorsa all'annuncio che "le abbaseremo", e così via. Sui dico è lo stesso. Un gruppo come la Cei fa lobby e tutto torna in discussione. I governi (non solo quello Prodi) non sanno gestire l'impopolarità. Si fanno portare da questa o quella lobby. Fanno compromessi che non accontentano nessuno. E, infine, perdono consenso perchè invece di accontentare tutti scontentano tutti.

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martedì, marzo 06, 2007

Il bis di Prodi e De Biasi


Molti non lo conoscono, ma de Biasi è il nuovo-vecchio allenatore del mio Torino. Come Prodi anche lui ha perso il posto. A onor del vero non si è dimesso, è stato esonerato, ma non stiamo lì a sottilizzare. Come Prodi anche lui è tornato in sella. Ha vinto addirittura una partita (contro il modesto Cagliari). E tutti a dire del Toro che ritrova la giusta direzione, la squadra trasformata, il gruppo più forte dopo la crisi, ecc. Poi ha incontrato la Fiorentina. Fiorentina-Torino 5 a 1. Sarà che la minestra riscaldata funziona raramente. Sarà che uno fa l'allenatore, ma se i giocatori sono brocchi non è che si può fare chissà cosa. Sarà quel che sarà. Ma se le storie di De Biasi e Prodi fossero davvero parallele allora Prodi sta per incontrare la sua Fiorentina: il voto al Senato sull'Afghanistan.

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sabato, febbraio 24, 2007

Massimo Tafazzi D'Alema


Da due o tre giorni io e alcuni altri dietrologi ci domandiamo perchè D'Alema abbia voluto far dimettere il governo caricando di significati non un voto su una legge o su un provvedimento del governo, ma su una mozione. Una mozione - per inciso - è uno di quei passaggi parlmanetari assolutamente inutili dove si discute la politica del governo su un certo argomento e la si mette ai voti. Si fanno grandi parole, si sfoggiano i migliori principi la maggioranza vota sì, la minoranza no e poi buona notte. D'Alema avrebbe potuto sfoderare la sua grande abilità retorica su Topo Gigio invece che sull'Afghanistan e non sarebbe cambiato nulla.

D'Alema però ha forzato, ha voluto dire che su quel voto si giocava la vita del governo. Sapeva di toccare punti sensibili della sua maggioranza risicatissima. E ha perso. I risultati sono evidenti: Prodi è stato indebolito in modo definitivo. Il partito democratico rischia di saltare perchè ormai non si vede più quel centrosinistra di cui il partito democratico avrebbe dovuto essere il nucleo; il fatto poi che uomini di D'Alema partecipino alle riunioni della sinistra ds contro il partito democratico è un segno che Massimo Tafazzi dice una cosa e sta pensando l'opposto. Infine, la sinistra radicale sarà marginalizzata nonostate il plauso dei pacifisti per aver sollevato la questione Afghanistan e base di Vicenza.

In queste condizioni ogni alternativa al centrodestra sarà bloccata per almeno cinque anni; il che significa essere riusciti a mettere fuori gioco anche Veltroni per un eventuale dopo-Prodi. La pars destruens di D'Alema è ben chiara. Ma non si vede quella costruens. Qual è l'alternativa a cui D'Alema pensa non si capisce. Quale vantaggio personale - quello di coalizione mi sembra chiaro che non esiste - vuole ottenere?

Sarei stato curioso di leggere anche questo sui giornali che invece hanno trattato la crisi come i telegiornali: pochi retroscena, nessuna analisi, grandi interviste ai dissidenti e stop.
(fotomontaggio tratto da: monna.splinder.com)

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domenica, febbraio 18, 2007

la piazza e il governo

A Vicenza tutto liscio. Ed è già una buona notizia visto l'aria che tiurava. Ancora una volta, però, queste grandi manifestazioni lasciano un problema irrisolto. Cosa deve fare un governo? Deve ascoltare o andare per la sua strada. In altre occasioni (vedi la manifestazione della Cdl) mi ero posto la domanda se l'esecutivo dovesse o meno tenere conto delle proteste di piazza. Se le ascolta si rischia il populismo e la paralisi perchè ci sarà sempre qualcuno contrario a qualcosa. Se non lo fa dimostra la sua lontanza dal Paese, l'incapacità di rappresentarlo. Non lo so. Non ho risposte.

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mercoledì, gennaio 31, 2007

Coppie di fatto? Questione di soldi

La vera ragione per cui non si trova un accordo sul ddl sulle coppie di fatto sono i soldi. Si può iniziare a dubitare che lo scontro sia cattolici vs laici, margherita vs ds. Semmai è lo scontro Bindi-Pollastrini vs Tommaso Padoa Schioppa. Uno dei punti più discussi, infatti, è quello della reversibilità delle pensioni. In un'intervista per la radio, Paolo Cento, sottosegrterio all'economia, mi ha parlato di uno studio del ministero (di cui non ho visto traccia sui giornali e sarei curioso di sapere se qulcuno ne ha parlato) secondo cui con le coppie di fatto - a regime - la spesa pensionistica per le pensioni di reversibilità aumenterebbe del 3-4%.
Ho fatto due calcoli: il Pil italiano è di 1.500 miliardi di euro. Le pensioni ne succhiano un 15%, quindi siamo a 220 miliardi. Di questi, le pensioni di reversibilità rappresentano un 10%, vale a dire 22 miliardi. Un incremento del 3-4% vuol dire che le coppie di fatto costerebbero (se non ho sbagliato i calcoli) circa un miliardo di euro.

Se provassimo a dire alla gente che lavora: occorre riformare le pensioni per pagare la reversibilità delle coppie di fatto (come sarebbe ovvio e giusto) quali sarebbero le reazioni?

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venerdì, gennaio 26, 2007

Libera libera liberalizzazioni

Prezzi più bassi, non pagare stupide tasse e imposizioni è sempre un vantaggio. Però sfogliando la "lenzuolata" di Bersani (che per non dispiacere nessuno è diventato un corredo matrimoniale con sotto Rutelli, Fioroni e anche la Bonino) non si può fare a meno di notare che il commercio è l'unica categoria veramente liberalizzata mentre ancora una volta il Governo è stato estremamente morbido con le grandi imprese industriali e dei servizi.
Ci sono misure di trasparenza sui prezzi delle assicurazioni che "colpiscono" un settore che nei prossimi anni si godrà l'età dell'oro grazie alle masse di denaro messe a loro disposizione con il Tfr. Le banche non vengono sostanzialmente toccate. Sulla telefonia si è voluto cercare il colpo ad effetto abolendo il costo della ricarica.
I limiti dei nuovi disegno e decreto di legge mi sembrano evidenti sulla questione Eni-Snam rete gas dove c'è il produttore che è anche colui che controlla la rete di distribuzione con la coseguenza, ovvia, che la concorrenza non decolla. Da anni si dice che questa situazione deve finire e invece non se ne fa nulla. Stesso discorso sulla benzina dove si va ad aumentare il numero delle pompe (l'ultimo anello della catena e anche quello che percentualmente indide meno) senza fare nulla per andare ad abbattere il cartello che, secondo l'Antitrust, le compagnie avrebbero messo in piedi.

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