Dico. La Cei c'è. E' Prodi che si è nascosto

E' scandaloso che la Cei parli dei dico? Con la campagna avviata da qualche settimana a questa parte, i vescovi italiani hanno deciso di mobilitarsi - e mobilitare le associazioni cattoliche con il family day del 12 maggio - a difesa di quella che loro chiamano la famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio di un uomo e una donna.
La nota della Cei di qualche giorno fa ribadisce cose in qualche modo ovvie e note del pensiero che si respira in Vaticano. "Solo la famiglia aperta alla vita - scrivono i vescovi - può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni". Ben venga il contributo della Chiesa che afferma il suo pensiero e cerca di farlo penetrare nella società. Poi dall'altra parte dovrebbe esserci un sistema politico che agisce con la sua autonomia. Quando a Prodi chiedono se le manifestazioni sulla base di Vicenza o sulle tasse o contro le liberalizzazioni o contro la Tav faranno cambiare idea al governo, il premier solitamente risponde così: "Teniamo conto dell'opinione espressa da chi manifesta pacificamente, ma il governo va per la sua strada". Nei fatti la gestione dell'impolarità è più ardua: sui taxi si è dovuto mediare, sulle tasse c'è una continua rincorsa all'annuncio che "le abbaseremo", e così via. Sui dico è lo stesso. Un gruppo come la Cei fa lobby e tutto torna in discussione. I governi (non solo quello Prodi) non sanno gestire l'impopolarità. Si fanno portare da questa o quella lobby. Fanno compromessi che non accontentano nessuno. E, infine, perdono consenso perchè invece di accontentare tutti scontentano tutti.
La nota della Cei di qualche giorno fa ribadisce cose in qualche modo ovvie e note del pensiero che si respira in Vaticano. "Solo la famiglia aperta alla vita - scrivono i vescovi - può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni". Ben venga il contributo della Chiesa che afferma il suo pensiero e cerca di farlo penetrare nella società. Poi dall'altra parte dovrebbe esserci un sistema politico che agisce con la sua autonomia. Quando a Prodi chiedono se le manifestazioni sulla base di Vicenza o sulle tasse o contro le liberalizzazioni o contro la Tav faranno cambiare idea al governo, il premier solitamente risponde così: "Teniamo conto dell'opinione espressa da chi manifesta pacificamente, ma il governo va per la sua strada". Nei fatti la gestione dell'impolarità è più ardua: sui taxi si è dovuto mediare, sulle tasse c'è una continua rincorsa all'annuncio che "le abbaseremo", e così via. Sui dico è lo stesso. Un gruppo come la Cei fa lobby e tutto torna in discussione. I governi (non solo quello Prodi) non sanno gestire l'impopolarità. Si fanno portare da questa o quella lobby. Fanno compromessi che non accontentano nessuno. E, infine, perdono consenso perchè invece di accontentare tutti scontentano tutti.
